mercoledì 1 febbraio 2017

Il decalogo della propaganda



Joseph Goebbels fu Ministro della Propaganda nel Terzo Reich dal 1933 al 1945. Tutto il suo lavoro si basava su di una ventina di concetti che fecero del suo ministero la formidabile macchina che portò e mantenne al potere Hitler. Questi concetti si possono oggi riassumere in:

1. Principio della semplificazione e del nemico unico.
E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.

2. Principio del metodo del contagio.
Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.


3. Principio della trasposizione.
Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.

4. Principio dell’esagerazione e del travisamento.
Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.

5. Principio della volgarizzazione.
Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.

6. Principio di orchestrazione.
La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.

7. Principio del continuo rinnovamento.
Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.

8. Principio della verosimiglianza.
Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.

9. Principio del silenziamento.
Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.

10. Principio della trasfusione.
Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali.
Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.

11. Principio dell’unanimità.
Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità.

Non so voi ma io trovo che siano terribilemente attuali e applicati da un certo numero di  partiti politici populisti. Visto com'è finita la prima volta non sarei tanto tranquillo...

mercoledì 4 gennaio 2017

Numeri reali contro populismo e razzismo


Sempre più la battaglia politica si gioca sul terreno dell’immigrazione e spesso spacciando per verità balle enormi, alle quali i cittadini meno attenti, meno istruiti o affetti da analfabetismo di ritorno abboccano e vanno a creare il bacino elettorale per i partiti populisti, razzisti o xenofobi.

Partiamo dal numero di immigrati sbarcati sulle nostre coste nel 2016 sono stati 181.405 (http://data.unhcr.org/mediterranean/country.php?id=105) circa 20.000 in più del 2015. Si tratta perlopiù di africani (Nigeria (21%), Eritrea (12%), Guinea, Gambia e Costa d’Avorio (7%), Senegal (6%), Sudan e Mali (5%)) e uomini (71%).

Passiamo ai numeri totali (http://www.lenius.it/quanti-sono-gli-immigrati-in-italia-e-in-europa/), in Italia al primo gennaio 2015 risultavano residenti 5.014.437 stranieri , pari all’8,2% della popolazione totale. Di questi 1.491.865 sono comunitari, il rimanente extracomunitari. Le maggiori comunità straniere presenti sono: rumena, albanese e marocchina che insieme assommano il 30,9% della presenza straniera totale.

Questi sono i dati forniti da Eurostat secondo Istat (http://www.istat.it/it/archivio/180494) al primo gennaio 2016 gli stranieri residenti in Italia sono 5.054.000 unità pari all’8,3% della popolazione totale. L’aumento di circa 40.000 è dovuto incremento dovuto interamente alle nascite di bambini stranieri sul suolo italiano (circa 63mila nel 2015), mentre i nuovi immigrati sono circa 200mila, a cui vanno tolti circa 81mila stranieri che hanno lasciato l’Italia, e 136mila soggetti che hanno ottenuto la cittadinanza italiana, e che dunque non rientrano più nel conteggio degli stranieri in Italia.
Al primo gennaio 2015 le regioni con la maggior presenza di stranieri sono Emilia-Romagna (12,1%), Lombardia (11,5%), Umbria (11%), Lazio (10,9%), Toscana (10,7%).

Con questi numeri ha ancora senso berciare di invasione? Mi pare di no soprattutto se si pensa che ci sono paesi europei con incidenze di stranieri ben più alte rispetto alle nostre (Austria 13,2%, Irlanda 11,9% ad esempio).

Prendiamo poi in esame il fattore religioso, secondo i megafoni della politica l’Italia sembra un paese avviato all’inevitabile islamizzazione, come sempre i numeri reali smentiscono in toto questa lettura; secondo il rapporto Eurispes (http://www.eurispes.eu/content/rapporti1) il 71,1% degli italiani si dichiara cristiano di confessione cattolica (praticante il 25,4%), i cittadini italiani appartenenti a minoranze religiose oggi rappresenterebbero il 2,9% della popolazione, di questi il gruppo maggiore è costituito dai cristiani protestanti (27%), cui seguono i testimoni di Geova (25,7%), i musulmani (15%), i cristiani ortodossi (9,6%), i buddhisti (9,1%), gli ebrei (2,2%), gli induisti (1,9%). In termini reali i musulmani al primo gennaio 2016 in Italia sono 245.000 (meno di protestanti e testimoni di Geova) degli oltre 5.000.000 di stranieri presenti in Italia il 53% è cristiano e solo il 32% è musulmano.

E’ evidente come queste cifre smentiscano le voci del populismo e questo senza negare che ci siano problemi di integrazione e di convivenza ma legati perlopiù alle condizioni di vita in molte periferie disagiate italiane.

sabato 31 dicembre 2016

So long


 
Pensandoci bene il 2016 mi ha riservato alcuni momenti di vera felicità e altri di immensa tristezza. Nei primi metto il diploma di Lorenzo… un diploma voluto, per il quale ha e abbiamo lottato a volte contro tutto e tutti. Nei secondi la perdita di Zia Lella, una perdita che mi, ci ha preso alla sprovvista… e mettere a posto nelle sue cose è pure peggio… perché mettere le mani nella vita degli altri è sempre brutto. Però quando trovi una scatolina, piccola… nella quale ci sono un braccialetto di perline con il nome, un paio di orecchini di rame e perline e una collanina degli stessi materiali… cose che ti rendi conto appartengono alla tua giovinezza, a quando aveva 10, 12 anni e scopri che lei le aveva tenute, come si tiene un gioiello o una cosa preziosa… solo in quel momento ti rendi conto del suo amore… So long Lella…

martedì 20 dicembre 2016

"mi si nota di più se vengo e sto in disparte oppure se non vengo proprio?"


 Cara Sindaco Appendino, la sua assenza dalla commemorazione ufficiale dei fatti del XVIII Dicembre 1922 (assenza non sanata certo dalla presenza dell’Assessore ai Trasporti) è ancor prima che una scortesia istituzionale un manifesto programmatico di rimozione dei principi fondanti della nostra nazione, nata anche da quegli 11 omicidi che ebbero la copertura del Primo ministro dell’epoca (quella brava persona che alcuni suoi compagni di partito rimpiangono). E dire che solo un paio di settimane fa blaterava di “difesa della Costituzione”, ecco le comunico che quella Costituzione che le è tanto cara nasce sull’antifascismo (anche se il un suo caro compagno di partito “fascismo e antifascismo sono cose antiquate”). La sua assenza non fa che dimostrare, se mai ce ne fosse ancora bisogno, il suo altezzoso snobismo tipico dell’ambiente sociale dal quale proviene. Per fortuna la città ha ancora in se gli anticorpi antifascisti necessari per superare anche il suo mandato.



martedì 9 agosto 2016

Maionese di acqua di mozzarella...

Prove di cucina molecolare... prendere una mozzarella (anche fior di latte) tagliarla a pezzi piccoli, metterla in una ciotola coprirla con la pellicola e metterla nel microonde a circa 350 W per 3-4 minuti. quando la mozzarella è sciolta filtrare il liquido e lasciarlo raffreddare. aggiungere al liquido un cucchiaino di lecitina di soia e montare con un po' d'olio a file. aggiustare di sale e pepe e avrete una perfetta maionese di mozzarella.

venerdì 20 maggio 2016

Chi era Željko Ražnatović

Che i più conoscono come “Tigre Arkan”, inizia la sua carriera come rapinatore, conosce le carceri di mezza europa (anche quelle italiane), Negli anni ‘80 torna a Belgrado dove diventa leader degli Ultras della Stella Rossa, su quelle gradinate si forma l’esercito paramilitare da lui comandato. Allo scoppio del conflitto con la Croazia viene incaricato da Slobodan Milosevic di organizzare le truppe volontarie, attinge dalla sua milizia e dalle carceri di Belgrado. Durante la guerra le “Tigri” sono protagoniste dei peggiori massacri che la caratterizzano: Bijeljina, Brčko, Kolobara, Mujkici, Merajele, Glogova, Prijedor, Hambarine, Kozarac, Tokovi, Rakovčani, Ćela, Rizvanovići, Sanski Most, Krasulja, Cerska, Višegrad Srebrenica, alcune delle loro “imprese”.Le Tigri rimangono attive fino all’ultimo giorno di guerra. Nel frattempo Arkan mette a frutto la sua attività e si arricchisce grazie ai saccheggi e al contrabbando, diventa presidente dell’FK Obilic di Belgrado che vincerà il campionato e parteciperà alla Champions League. Arkan verrà ucciso il 15 gennaio 2000 in un albergo di Belgrado, in questa occasione i tifosi della Lazio esposero lo striscione “onore alla tigre Arkan”, Ecco questo era l’amico del cuore del prossimo allenatore del Toro..
 
 Nel 2010 Adriano Sofri scrisse:
 
"HO SCRITTO nella mia rubrica sul Foglio (che è irresponsabile delle mie opinioni, e viceversa) a proposito dell' arrivo di Sinisa Mihajlovic. Poi ho letto i commenti, in particolare sul sito www.fiorentina.it. Molti mi mandano semplicemente al diavolo, si sdegnano che un delinquente come me dica la sua, mi augurano di finire i miei giorni in una cella eccetera. Non saprei rispondere a questi sfoghi appassionati. RISPONDEREI a chi mi rimprovera di mischiare la politica al calcio e di essere intollerante (compreso Gianfranco Teotino sul Corriere Fiorentino, che obietta all' "altolà di Sofri a Sinisa per le sue idee politiche"). Ora, la politica e il calcio si sono mischiate da sempre, e sempre peggio. Quanto a me, sostengo senza riserve la libertà delle idee, politiche e non, di ciascuno. Ma c' è un equivoco. Io parlo del sostegno militante e mai ripudiato (anzi, sempre ribadito) che Mihajlovic ha offerto a crimini e criminali di guerra. Viene da sorridere amaramente all' auspicio che lo sport si astenga dalla politica, per chi sappia che le scintille prime del bagno di sangue nella ex-Jugoslavia vennero dagli stadi di calcio. Arkan era stato il capo degli ultras della Stella Rossa, quando era ancora un feroce delinquente comune, e prima di diventare un capo di massacratori, stupratori, torturatori, kapò e saccheggiatori di migliaia di civili innocenti. Mihajlovic era amico di Arkan, e si dice fiero di non rinnegare gli amici: ma c' è una differenza fra rinnegare un' amiciziae ripetere ancora oggi che «Arkan è stato un eroe del popolo serbo». Dice Mihajlovic: «Siamo un popolo orgoglioso. Siamo tutti serbi. Preferisco combattere per un mio connazionale». Non so che cosa pensino delle cosiddette guerre nella ex-Jugoslavia i sostenitori della Fiorentina. Ma il nazionalcomunismo di Milosevic e dei suoi scherani, che ha riportato il genocidio nell' Europa a un' ora d' aereo da Firenze, non è "un' idea politica", e la frase dell' orgoglioso Mihajlovic somiglia a quella che avrebbe potuto dire un tedesco al tempo di Hitler: «Siamo un popolo orgoglioso. Siamo tutti tedeschi. Preferisco combattere per un mio connazionale». La dissero in tantissimi, pochissimi invece se ne vergognarono. Quei pochissimi riscattarono l' umanità. E' successo anche nella ex-Jugoslavia. Il mio amico Jovan Divijak, cittadino di Sarajevo, era serbo, ed era il vicecomandante dell' esercito: preferì restare dalla parte della città assediata e martoriata. Il punto era questo. Sono anch' io, nei miei limiti, amante del calcio e tifoso: il tifo ha vizi tremendi, ma ha anche il pregio di farci ricordare di essere stati ragazzi, e dunque di farci ammirare ancora un calcio piazzato da un artista come Mihajlovic. Non mi sognerei affatto di mettere Mihajlovic al bando da una città o da una squadra. Mi piacerebbe sapere che ha ripensato a tutto quello scempio, e che gli dispiace tanto. Allora lo stato d' animo di tanti tifosi viola - "forse ci voleva una mano un po' più dura per la nostra squadra" - non suonerebbe allarmante, ma scanzonato e augurale."

martedì 22 marzo 2016

Bruxelles 2016

Un altro attentato ha scosso la capitale belga e subito l'italico ciarpame politico ha iniziato a berciare in modo squallido... tralascerei questi signori, il cui parere equivale a quello di una seppia in umido, per concentrarmi sul "cosa fare". Innanzitutto mi piacerebbe che la si piantasse con la scemenza immigrazione=terrorismo, le due cose non sono legate e non potrebbero essere più lontane. Quasi tutti i terroristi di parigi e molto probabilmente quelli di oggi sono nati, cresciuti, educati e istruiti in Europa. La domanda diventa allora "Perchè" , la prima risposta è data dalle politiche di integrazione messe in atto da Francia e Belgio che non hanno dato sbocchi di vita a questi nuovi cittadini, i loro padri  arrivavano dal nulla e quindi anche vivere in un ghetto, con pochi servizi e in case non propriamente belle era comunque un passo avanti rispetto alla vita che facevano prima, i loro figli invece che sono nati qui e tutto quello che conoscono è il ghetto vorrebbero andare oltre e qui i sistemi di integrazione hanno fallito, bassa scolarità, nessuna possibilità di avanzamento sociale, nessuna possibilità di vita alternativa a quella del ghetto. Le vie rimangono quindi due, la criminalità comune legata allo spaccio e al piccolo furto, oppure la radicalizzazione religiose. E qui c'è il secondo enorme errore dell'occidente che per anni non ha badato a ciò che succedeva nelle banlieu e soprattutto ha lasciato che i movimenti terroristici mediorientali, resi ancora più forti e radicali dalla guerra in iraq e dalla situazione siriana, continuassero a fornire a questi giovani soldi, logistica, addestramento, armi. Finchè l'Europa non inizierà a tagliare alla radice Daesh bombardando i campi di addestramento, tagliando le possibilità di finanziamento e bloccando i viaggi di questi giovani da e per la Siria non risolverà niente. Il secondo passo dovrà farlo sul piano interno, radendo al suolo i quartieri dormitorio e le città satellite e ripensando completamente l'organizzazione delle città per evitare di avere intere aree fuori dal controllo dello stato.