mercoledì 19 novembre 2014

Burro Chiarificato


Il burro è il grasso alimentare che viene ricavato dalla lavorazione delle creme di latte vaccino. Per ottenere la crema si può procedere in due modi: per affioramento oppure per centrifuga.
Con la tecnica dell’affioramento il latte vaccino viene fatto riposare per un periodo di tempo variabile dalle 8 alle 12 ore; durante questo tempo la parte lipidica del latte (crema di latte o panna), meno pesante, si separa dalla parte liquida e finisce per affiorare in superficie.
Con la tecnica della centrifuga invece si opera meccanicamente; di fatto, la parte grassa del latte viene separata da quella liquida attraverso un processo di centrifugazione. A questo punto crema deve essere sottoposta a burrificazione. Durante questa fase, la crema viene agitata a freddo facendo sì che i globuli di grasso si amalgamino fra loro eliminando le tracce residue di acqua; questo processo viene detto zangolatura. Tipicamente il burro contiene una percentuale di grassi che oscilla fra l’82 e l’85% circa, la parte restante è costituita da acqua.
Chiarificare il burro consiste nell’eliminare la parte acquosa, la caseina e il  lattosio presenti al fine di avere il 100% di grasso.
Il burro normale ha un punto di fumo molto basso: superata la temperatura di 130° comincia a bruciare producendo sostanze dannose per l’organismo, il burro chiarificato, non contenendo acqua, lattosio e caseina,  invece ha un punto di fumo molto più alto (180-200°) fatto che lo rende un grasso ottimo per friggere (la costoletta alla milanese ad esempio).
Prendere un buon burro d’alpeggio e farlo sciogliere senza che arrivi a bollitura. Lasciarlo raffreddare un pochino e poi metterlo dentro a dei bicchieri di plastica. A questo punto raffreddarli in freezer per circa un’ora. Togliete i bicchierini dal congelatore e girateli su di un tagliere, vedrete che avranno due consistenze diverse una, quasi congelata più gialla e una ancora morbida bianchiccia. Togliete la seconda e conservate la prima avvolta nella carta alluminio. Volendo la si può aromatizzare con erbe oppure spezie.

giovedì 16 ottobre 2014

Il Ritorno delle Gru


Non avevo mai letto nulla di Trevanian sapevo solo che il film “Assassinio sull’Eiger” era tratto da un suo libro. Un amico mi ha consigliato “Il ritorno delle Gru” magnificando la storia e il personaggio principale in pratica mi stava descrivendo un capolavoro. Sono andato in biblioteca, l’ho preso in prestito e mi son messo a leggerlo con tutto il mio impegno. Partiamo dalla storia, spionaggio anni ’70 verosimile per certi versi irreale per altri (come ad esempio nella vicenda del dirottamento del concorde), letta oggi risulta inevitabilmente datata visto come il mondo è cambiato, ma tutto sommato gradevole. I personaggi che sono il vero punto debole del libro, quelli di contorno sono più che altro macchiette (il basco un Rodomonte dei poveri, caciarone e presuntuoso, i “cattivi” inevitabilmente stupidi e così via), gli unici degni di nota sono il protagonista e i giapponesi (il maestro e il generale). Veniamo dunque a Nikolaj Hel fulcro e, di fatto, centro del romanzo… personaggio talmente perfetto da risultare antipatico, bello, intelligentissimo, poliglotta, genio della matematica e della crittografia, amatore perfetto e instancabile, assassino perfetto ecc… praticamente un dio prestato alla vita terrena, meditativo, filosofico ma eppure null’altro che assassino. Profondamente razzista nei confronti dei non giapponesi pur essendo lui meticcio (anche qui un filo razzista “russo senza sangue slavo”). Sull’argomento probabilmente il personaggio riflette null’altro che il razzismo che i giapponesi nutrono per tutto il resto del mondo e forse anche un po’ le idee dell’autore che paiono abbastanza antisemite dove per semiti si intendono sia gli israeliano che i palestinesi. Misogino fino all’eccesso considerando le donne null’altro che degli strumenti di piacere. Insomma un bel personaggino che però pare un eroe e non si capisce il perché.
La scrittura di Trevanian è lenta e strapiena di particolari molte volte inutili, la sequenza dell’esplorazione della grotta lunghissima, senza capo né coda e illeggibile. Fino a due terzi scorre comunque bene ed è anche godibile quando, però, inizia l’azione sembra che all’autore dia fastidio parlane e diventa frettoloso, accumula i fatti senza dare il tempo di capirli per arrivare rapidamente al finale che sembra buttato lì perché un finale serviva.
Il titolo italiano si riferisce a una fase del Go che è il gioco in cui, ovviamente, Hel eccelle anche se se ne parla di continuo ma non si spiega in cosa consista. Il titolo originale è Shibumi una parola giapponese che non ha traduzione in italiano e che grosso modo indica un grande senso di raffinatezza unito a modestia dell’apparenza e dell’esistenza… non si capisce come questo si attanagli a Nikolaj Hel o anche solo a Trevanian che addirittura si auto celebra con una nota a fondo pagina come fosse un disclaimer “Nel corso di questo libro, Nicholai Hel si avvarrà della tecnica di nudo uccidere, che però non sarà mai descritta nei particolari. In un libro precedente l'autore descriveva una pericolosa ascensione in montagna. Durante la trasformazione di tale romanzo in un insipido film, un giovane e brillante scalatore rimane ucciso. In un libro successivo l'autore illustrò un metodo per rubare dei quadri in qualsiasi ben protetto museo. Poco dopo la pubblicazione della versione italiana di questo libro, tre dipinti furono rubati a Milano con lo stesso identico metodo descritto, e due di essi rimasero irrimediabilmente mutilati. Un mero senso di responsabilità sociale gli impone ora di evitare esatte descrizioni tecniche e di avvenimenti che, pur rivestendo, forse, un certo interesse per un pugno di lettori, potrebbero contribuire al male fatto a (e da) i non iniziati. Per lo stesso motivo, l'autore terrà parzialmente in ombra certe avanzate tecniche sessuali che potrebbero essere pericolose, e sarebbero certamente dolorose, per il neofita.”   Nota che ho trovato ridicola e inutilmente autocelebrativa.


martedì 2 settembre 2014

Calcio moderno o normalità


Le ultime vicende di calciomercato fanno si che siano necessarie alcune riflessioni:

1)      Il Toro ha SEMPRE venduto i giocatori migliori solo per fare un elenco a memoria: Rosato, Francini, Dossena, Marchegiani, Cravero, Lentini… quindi la cessione di Immobile e Cerci e’ nel solco di quel Toro che poi in fondo tutti rimpiangono;
2)      Dopo la sentenza Bosman il mondo del calcio è stato completamente ribaltato, mentre in passato i giocatori erano in balia dei presidenti (basta leggere il libro di Pecci per rendersene conto) oggi è il contrario e la presenza dei procuratori peggiora ancor più la cosa;
3)      Il calcio italiano è un calcio in declino;
4)      Cerci dice (testuale) “…Credetemi,ho aspettato fino alla fine una proposta valida e speravo che arrivasse con tutto me stesso,ma così non è stato…” e grazie al beneamato… la sua richiesta era ben al di sopra delle possibilità non solo del Toro ma anche praticamente della totalità delle squadre italiane, l’unica che ha intavolato una trattativa, milan, era disposto a quella cifra solo se il Torino avesse abbassato, e di molto, la sua richiesta;
5)      Trovo abbastanza ridicolo che da una parte di tifosi si lamentino del “calcio moderno” e dall’altra si mettano a fare i commercialisti, i direttori sportivi, gli esperti di finanza, di costruzioni, di marketing ecc…;
6)      Nello sport l’unico giudice è il campo, il primo anno di Ventura il giudizio medio era “già tanto che arriviamo ai play off”, il secondo “squadra di merda dove vogliamo andare”, l’anno scorso “faticheremo a trovare 3 squadre da metterci dietro”, tutte e tre le volte la squadra ha smentito i presunti esperti, quest’anno siamo di nuovo agli stessi giudizi. A luglio si diceva che a Ventura e alla società non interessava l’accesso all’EL, e quindi l’allenatore avrebbe fatto di tutto  per andare fuori. Poi che l’Inter ci avrebbe asfaltato senza pietà e anche qui il risultato è stato decisamente diverso;
7)      Nel mondo reale la squadra è stata rinforzata, la difesa è esperta e sono stati presi un paio di buoni prospetti. A centrocampo con Perez, Nocerino e Benassi dovremmo essere meglio assortiti. Sugli esterni Molinaro aumenta l’esperienza e sicuramente ci consentirà di far giocare Darmian nel suo ruolo naturale, Bruno Peres potrebbe essere un acquisto in prospettiva. Davanti abbiamo aggiunto a El Kaddouri e Farnerud, Sanchez Mino e i 3 dovrebbero garantire quella fantasia e quell’imprevedibilità che saranno necessari. In attacco è vero che sono andati via Cerci e Immobile ma sono stati sostituiti comunque da due giocatori di livello come Quagliarella e Amauri, è stato preso un giovane come Martinez che potrebbe essere la vera sorpresa dell’anno, in queste condizioni i tanto vituperati Barreto e Larrondo non saranno che le riserve… esattamente come lo scorso anno;
8)      Capitolo Cairo, al netto delle baggianate sulla destinazione dei soldi incassati… (basta conoscere le norme che regolano le SPA per sapere che non può distrarre i fondi da una società per spostarli nelle sue tasche, almeno non può in maniera legale… se qualcuno è a conoscenza di un reato può sempre denunciarlo… La cosa che in realtà trovo ridicola è che Cairo viene contestato in primis da tutta quella gente che gli si è sdraiata davanti a tappetino, da tutti quelli che bramavano il suo numero di cellulare per proporsi come “esperti” o che cercavano una certa legittimazione alla loro, presunta, autorevolezza… Chi scrive ha sempre reputato Cairo per quello che è e sarà sempre… uno squalo che dopo i primi anni da pesciolino rosso nel mondo del calcio ha capito come funzione e come si fa a creare una squadra che possa autofinanziarsi e a mantenersi nelle zone tranquille della classifica. Alla luce di ciò come gestisca i soldi non me ne frega una ceppa, mi interessa poi cosa succede in campo.
9)      Gramellini non ha perso tempo a recitare la parte che tanto gli viene congeniale… il paraculo…
10)  Sono assolutamente convinto che faremo un campionato sulla falsariga di quello scorso

giovedì 26 giugno 2014

Perchè difendo Balotelli

Perchè in uno sport di squadra si vince e si perde come una squadra
Perchè il pesce puzza dalla testa
Perchè un capro espiatorio fa troppo comodo
Perchè nessuno in questa Italia può dare lezioni di moralità
Perchè è troppo facile trovare un colpevole senza analizzare le motivazioni
Perchè il calcio italiano è bacato
Perchè ne' Buffon, ne' De Rossi, ne' Pirlo possono dare lezioni
Perchè il calcio italiano è più simile al wrestling che allo sport
Perchè  i giornalisti italiani sono dei servi
Perchè non si puo' addossare a un ragazzo con tutti i suoi limiti i difetti di un movimento asfittico e ridicolo.


mercoledì 25 giugno 2014

Il colpevole perfetto


Brasile 2014, l’Italia parte tra le fanfare, le aspettive delle alte sfere, il prolungamento del contratto a Prandelli (non si capisce per quale motivo prima e non dopo… mistero), insomma tutto fa pensare a una spedizione trionfale, peccato che nessuno si soffermi su ciò che Prandelli ha costruito nell’ultimo anno, dal terzo posto della Confederation Cup gli Azzurri hanno giocato 11 partite tra ufficiali e amichevoli e hanno l’invidiabile score di 3 vittorie (Bulgaria, Repubblica Ceca e Fluminense), 2 sconfitte (Argentina e Spagna) e 6 pareggi.  Quindi tutt’altro che una squadra irresistibile contando che si sono incontrati colossi come Lussemburgo e Armenia. Eppure c’è una fiducia incrollabile nella nazionale nonostante l’unico risultato di rilievo sia il terzo posto alla Confederation Cup (che non conta ovviamente nulla e dove riuscimmo a battere a fatica Messico, Giappone e ai rigori l’Uruguay, perdendo nettamente contro Brasile e ai rigori con la Spagna).
Si arriva alle convocazioni e il delirio mentale di Prandelli prende il sopravvento e quindi assistiamo a un balletto ioneschiano, nel preritiro si porta Rossi e Destro per poi cassarli per convocare Cassano e Insigne. In difesa preferisce Paletta a Ranocchia. Si arriva alla prima amichevole contro la fortissima Irlanda e mette in campo le seconde linee, in questa partita di fa male Montolivo che verrà sostituito da Parolo, non si va comunque oltre allo 0-0. Giochiamo quindi contro il temibile Lussemburgo e non andiamo oltre all’1-1, l’ultima amichevole premondiale è contro una squadra di Club, il Fluminense. Qui Prandelli da il meglio di se cambiando completamente l’assetto tattico della squadra mettendo in campo un tridente offensivo vero con Immobile tra Cerci e Insigne, dopo un inizio difficile la squadra ingrana e vince largamente.  In un mondo normale l’indicazione sarebbe chiarissima e invece Prandelli per l’esordio sceglie una specie di 4-1-4-1 iperdifensivo con il solo Balotelli avanti e con Candreva e Marchisio! Esterni, incontriamo una non irresistibile Inghilterra e nonostante questo vinciamo faticando una partita in cui forse il pareggio era giusto. Come sempre il risultato è fondamentale e quindi nessuno chiede conto a Prandelli dell’assurdo schieramento nel quale Balotelli rimane “pinzato” tra i due centrali difensivi per venire servito solo dai soliti lancioni lunghi di Pirlo e passa anche in sordina la terrificante prova di Chiellini e Paletta. Per la partita con la Costarica che a sorpresa ha “affettato” l’Uruguay giocando in velocità e sfruttando il contropiede, il pavido Prandelli rinuncia a giocare e ripresenta questo modulo rendendolo, se possibile, ancora più difensivo e quindi sostituendo Verratti con la salma di Thiago Motta, spostando Chiellini al centro e inserendo Abate (reduce da una stagione orrenda) come esterno. Alla fine riusciamo nell’impresa di perdere, tiriamo poco in porta e soprattutto siamo in piena confusione tattica, nel secondo tempo il CT fa entrare in sequenza Cassano, Insigne e Cerci che finiscono per pestarsi i piedi l’uno con l’altro. Si arriva quindi alla partita dentro-fuori con l’Uruguay, l’allenatore stravolge la squadra andando a ripescare la difesa a 3 della juventus, esterni il recuperato De Sciglio e Darmian (gran mondiale il suo) in mezzo Verratti, Pirlo e Marchisio e davanti Balotelli e Immobile. Salta agli occhi la scelta di far giocare due punte molto simili tra loro e di difficile coesistenza e infatti per 45 minuti non tiriamo in porta e non siamo mai pericolosi, Balotelli fa di tutto per farsi espellere e costringe Prandelli a meditare la sostituzione. Sostituzione che sarebbe sacrosanta e che visto l’atteggiamento attendista dei sudamericani andrebbe fatta scegliendo uno tra Cerci e Insigne bravi tecnicamente e veloci così da impensierire la difesa Uruguaiana. Invece il maestro tattico stupisce tutti e stravolge il 3-5-2 con l’ingresso di parolo tornando al 4-1-4-1 che assomiglia tanto, però, a un 3-6-1. Continuiamo a non creare pericoli ma anche gli avversari riescono solo sporadicamente a essere pericolosi anche se reclamano un rigore su Cavani che sembra esserci e Buffon deve superarsi si Suarez. Marchisio interviene in ritardo a centrocampo e centra il ginocchio dell’avversario sotto gli occhi dell’arbitro, espulsione forse severa ma non certo scandalosa. In dieci Prandelli va completamente in Tilt, invece di cercare il contropiede si chiude mette Cassano al posto di Immobile rinunciando così a sfruttare gli spazi per cercare un improbabile possesso palla e pochi minuti dopo il capolavoro… Thiago Motta per Verratti. L’Uruguay ci schiaccia nella nostra area e il gol non tarda ad arrivare Godin di testa praticamente senza essere contrastato. L’Italia con la forza della disperazione si butta in avanti e dimostra che i sud americani, se attaccati, vanno in confusione. Comunque non creiamo una palla gol neanche per sbaglio, c’è ancora il tempo per l’ennesima sceneggiata di Chiellini che dopo aver 2-3 volte simulato testate e colpi in faccia prende, forse, un mozzico da Suarez che l’arbitro non vede. La partita finisce tristemente e l’Italia prende la strada di casa.
Vengono subito individuati i colpevoli l’arbitro e Balotelli… Chiellini (che fa della provocazione e dei colpi proibiti il suo sistema difensivo) si lamenta dell’arbitro, Prandelli piange per l’espulsione di Marchisio. In conferenza stampa allenatore e Presidente federale si dimettono ma nessun mea culpa anzi si individua la mela marcia in Balotelli che non viene difeso da nessuno manco dai compagni. Ora trovo indecente che nessuno tra i commentatori o gli addetti ai lavori si alzi e dica chiaramente che arbitro, Balotelli, Suarez non sono che il punto di arrivo di una gestione tecnica ridicola e di un calcio che  assomiglia più al wrestling che al Football. Facile scaricare sui, anzi su un singolo giocatore, un fallimento che arriva da lontano e facile anche prendersela con una decisione arbitrale nonostante non si sia mai fatto un tiro in porta nei 90 minuti. E trovo anche patetico Buffon che se la prende con i giovani. In definitiva una nazionale che dovrebbe, prima di ripartire darsi una bella ripulita.

lunedì 26 maggio 2014

I pifferi di montagna, riflessioni sulle elezioni europee


Il primo dato, incontrovertibile, è che le elezioni le hanno vinte Renzi e il PD ed è sotto gli occhi di tutti, il secondo è dato dalla debacle di Grillo, il terzo è la sconfitta netta di Forza Italia. Sarebbe il caso di analizzare i perché di questi dati, ridurre tutto agli 80 euro di Renzi oppure alla condanna di Berlusconi sarebbe di molto riduttivo.
 Innanzitutto i numeri: il PD passa dagli 8,5 milioni di voti del 2013 agli oltre 11 di ieri, in realtà il valore percentuale è relativo considerata la grande differenza di affluenza. A quanti gridano al record ricordo che comunque il PD prende 1 milione di voti in meno della sua migliore performance storica (2008 con Veltroni).
Forza Italia ha un vero e proprio tracollo a leggere i numeri visto che passa da 6,8milioni di voti a 4,6 ma in realtà sono grosso modo i voti che gli ha portato via Alfano.
Grillo è il vero sconfitto perde qualcosa come 3 milioni di voti e soprattutto fallisce l’obiettivo di recuperare voti dall’astensionismo.
Come dicevo ridurre la vittoria di Renzi agli 80 euro è veramente ridicolo a mio parere le cause che l’hanno resa possibile sono una campagna elettorale giocata sulla non nazionalizzazione del voto, un’immagine rassicurante data agli elettori e il messaggio “gli altri urlano e blaterano e noi invece facciamo”. Grillo ha perso per molti motivi innanzitutto per una campagna elettorale completamente sballata nei toni e nei temi, impostando tutto sul referendum pro e contro Renzi ha ottenuto il risultato di ricompattare l’elettorato del centro sinistra che tradizionalmente non si astiene. Poi ha alzato inutilmente i toni citando ad minchiam Hitler, Stalin e altri simpaticoni del genere, ha invocato i tribunali del popolo ecc… l’Italia, che è un paese tradizionalmente moderato e centrista, si è spaventata e buona parte del voto di protesta che aveva intercettato nel 2013 ha preferito non esprimersi. Questo ragionamento si lega alla presunzione di Grillo, ma soprattutto di Casaleggio, di creare un partito (piantiamola di parlare di movimento) solo con il marketing e la comunicazione presumendo che fosse la stessa cosa che già aveva fatto Berlusconi. Peccato che non ha capito che, a differenza sua, lui si era attorniato di politici scafati e capaci di modulare le campagne elettorali nei toni e nei contenuti, mentre i 5stelle si sono affidati a dei dilettanti che non sono stati capaci di valutare l’aria che tirava.
A sinistra si festeggia invece per il 4,3 della lista Tsipras, lo trovo un po’ patetico soprattutto perché, dati alla mano, ha perso oltre 300.000 voti rispetto ai risultati di SEL e Rivoluzione Civile alle politiche, segno che anche questa unione abortirà come già altre in passato. Questo continuo cambiare nomi e referenti non fa altro che indirizzare gli elettori della sinistra radicale o verso il non voto oppure vero il grillismo becero.
Tutto ciò tenenedo conto che le elezioni europee non vengono sentite come vere elezioni perché il parlamento europee non viene visto come un organo in grado di incidere veramente sulla vita quotidiana.

domenica 4 maggio 2014

In molti possono essere storia... pochissimi leggenda






“Vedemmo soltanto una sfera di fuoco…” quando Guccini scrisse queste parole si riferiva ad altro ma penso che renda perfettamente l’idea di cosa videro i testimoni quel 4 maggio 1949, quando nel cielo plumbeo di Torino quel Fiat 212 trimotore si andò a schiantare sulla Basilica di Superga. In quel momento è finita la storia della squadra più forte dell’epoca ed è iniziata la leggenda, una leggenda che la nostra federazione si guarda bene dall’onorare ma questa è un’altra storia.
La collina di Superga è un po’ la nostra Spoon River, insieme al Filadelfia e al cippo di Meroni segna il profondo legame che noi del Toro abbiamo con la città e che ci differenza dagli altri per i quali Torino è uguale a Reggio Calabria o a Tunisi. Gli stessi altri che, pensando di sfotterci, ci ricordano che non vinciamo mai, ebbene miei cari noi vinciamo ininterrottamente dal 3 dicembre 1906, passando per il 4 maggio 1949, per il 15 ottobre 1967, per il  9 agosto 2005… tutte date che ci ricordano chi siamo, da dove veniamo e soprattutto ci ricordano che abbiamo vinto nel momento in cui abbiamo deciso di non essere come voi.

martedì 25 febbraio 2014

Il gobbo di merda

Il gobbo di merda è un particolare tipologia di tifoso del Venaria FC. Antropologicamente conferma le tesi di Lombroso infatti presenta grandi mandibole, canini forti, incisivi mediani molto sviluppati a discapito dei laterali, denti soprannumerari o in doppia fila, zigomi sporgenti, prominenti arcate sopraccigliari, l'apertura degli arti superiori di lunghezza superiore alla statura dell'individuo, i piedi prensili, la borsa guanciale, il naso schiacciato, il prognatismo, le ossa del cranio in soprannumero ed altre anomalie fisiche e scheletriche nonché caratteri funzionali diversi da quelli dell'uomo evoluto; ad esempio una minore sensibilità al dolore, una più rapida guaribilità, maggiore accuratezza visiva e dicromatopsia ed anche tatuaggi ed accentuata pigrizia.
Dal punto di vista sociale il gobbo di merda vive in comunità stanziali perlopiù situate nel sud italia oppure in zone ben delimitate della città di Torino... Vallette, Falchera, Mirafiori Sud, saltuariamente si possono trovare degli esemplari anche in quartiere più popolari della città, ma si tratta perlopiù di adozioni, esperimenti scientifici o allontanamenti coatti.
Analizzando i sistemi di comunicazione del gobbo di merda possiamo notare l'utilizzo esagerato e parossistico delle lettere K e X, l'incapacità di comunicare con il mondo circostante e con le compagne o i compagni utilizzando i mezzi vocali di cui comunque la natura li ha dotati, osserviamo infatti l'uso smodato di cellulari, tablet e altri mezzi di comunicazione moderni. All'aumentare del loro uso diminuisce la capacità di articolare suoni intelleggibili all'orecchio umano. Di solito il concetto più evoluto si esplica in “minkiazzioffàporcoddue” che gli studiosi stanno ancora cercando di decrittare nella sua interezza.
Durante l'osservazione nel suo habitat naturale (giardinetti, bar, fast food, centri commerciali) si è notato che risponde soprattutto ad alcune frasi fatte “31”, “salutate la capolista”, “checazzoavetevinto”, “moggi”.
Il gobbo di merda tende ad accoppiarsi con la gobba di merda che si caratterizza per il consumo smodato di gomma da masticare, gel, rossetto e fard e per un linguaggio, se possibile, ancora piu' involuto rispetto al maschio della specie.

lunedì 13 gennaio 2014

Il mare odia gli spigoli

Uscirà il 28 gennaio per le edizioni Golem (http://www.golemedizioni.net/) "Il mare odia gli spigoli" terza indagine dell'Ispettore Rubatto, personaggio creato dalla penna e dalla fantasia di Marco G. Di Benedetto. Da segnalare che la copertina del volume è stata disegnata da Luigi Siniscalchi illustratore della Sergio Bonelli. Per chi volesse saperne di più l'appuntamento è per il 28 gennaio in libreria e per il 31 gennaio alle 19,20 presso la FumettoLibreria Braccini via Braccini 27/b a Torino. Buona lettura.